Referendum NO GREEN PASS: 500 mila firme entro il 18 ottobre

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Si vota anche in forma telematica sul sito: http://www.referendumnogreenpass.it.

Il Comitato promotore del referendum abrogativo delle disposizioni di legge sul Green Pass il 15 settembre ha depositato presso la Corte di Cassazione la richiesta di procedere alla raccolta delle firme per il referendum: perché sia indetto, sono necessarie 500 mila sottoscrizioni entro il 18 ottobre. I tempi sono strettissimi. Si legge nel comunicato: “Si tratta di una proposta referendaria fortemente voluta e promossa da studenti e cittadini determinati a preservare le basi della nostra civiltà giuridica, condizione essenziale per assicurare a tutti un futuro solidale in linea con i dettami della Costituzione repubblicana, di cui il popolo è ormai chiamato a farsi garante.” Le firme vengono raccolte non solo mediante le tipiche modalità referendarie, ma anche in forma telematica, ai sensi della disciplina vigente, sul sito: http://www.referendumnogreenpass.it.  Tra i promotori del referendum professori universitari, giuristi di chiara fama, cittadini comuni, professionisti, studenti e giornalisti. A  garantire il funzionamento della macchina referendaria provvederanno docenti e professionisti di diversa formazione, tra cui l’avvocato Olga Milanese, i professori e avvocati Luca Marini e Ugo Mattei, l’ex magistrato e presidente emerito di sezione della Cassazione, Paolo Sceusa, i professori Francesco Benozzo e Alberto Contri, il famoso autore televisivo  Carlo Freccero.

Tutte le ragioni per dire SI alla raccolta firme

La raccolta delle firme promossa dal Comitato referendario ha curiosamente suscitato in questi giorni rilievi, taluni strumentali e fuorvianti, provenienti in parte da fonte anonima, in parte da soggetti noti al pubblico per avere sostenuto, in passato, posizioni critiche in opposizione alle scelte governative e in parte da soggetti che hanno avviato raccolte di firme per finalità al momento sconosciute.
Per chiarire i dubbi dei cittadini i promotori, Olga Milanese, Luca Marini, Francesco Benozzo, hanno ritenuto necessario rispondere punto per punto ai rilievi suddetti:
“- “Se il referendum fallisce, il Green Pass diventa obbligatorio” – Non è vero. Il Green Pass è già obbligatorio, perché introdotto dal Governo con una serie di decreti legge, in parte già convertiti in legge.
-​ “Se il referendum fallisce, si rischia di legittimare il Green Pass’ – Non è vero. In caso di esito negativo, il referendum abrogativo non legittimerebbe alcunché. Giuridicamente, è uno strumento predisposto per chiedere l’abrogazione – e non la legittimazione – di una legge o di un atto avente forza di legge. Il referendum, inoltre, non impedisce lo svolgimento di altre azioni, quali ricorsi, scioperi o altro: la stessa incostituzionalità delle norme sul Green Pass può essere fatta valere prima, durante e dopo il referendum.​ Semmai, allo stato attuale, è il comportamento degli italiani che utilizzano il Green Pass a legittimare questo odioso strumento di discriminazione individuale e sociale.
-​ “Se il referendum fallisce, ci teniamo il Green Pass altri 5 anni” – Non è vero. Se si raccogliessero le firme necessarie per indire il referendum, e se in sede referendaria prevalessero i voti contrari all’abrogazione delle norme sul Green Pass, l’unica conseguenza giuridica sarebbe quella di non poter proporre un altro referendum abrogativo per il periodo di tempo indicato. Ma, a norma di legge, al voto referendario non si potrà andare prima della primavera del 2022 e, per allora, i cittadini italiani avranno avuto conferma del comportamento del Governo e potranno decidere dati alla mano: se il Green Pass non ci sarà più, non ci sarà più bisogno del referendum.​
-​ “Se il referendum fallisce, il Governo dirà di essere sostenuto dalla maggioranza degli italiani ed estenderà la durata del Green Pass” – Non è vero. Il Governo fa ciò che vuole, anche senza referendum. E, infatti, la durata del Green Pass è già stata estesa oltre il 31 dicembre, per i sanitari, dalla legge di conversione del Decreto Legge n. 105, pubblicato oggi 22 settembre 2021 sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (vedi l’art. 4bis del Decreto convertito).
-​ “Lo stato di emergenza finisce il 31 dicembre e poi basta Green Pass” – Non è vero. Oltre quanto detto al punto precedente, se anche lo stato di emergenza terminasse davvero il 31 dicembre, il Green Pass potrebbe essere sempre regolato in maniera autonoma e distinta dallo stato emergenziale. Quest’ultimo, inoltre, è disciplinato da norme di legge ordinaria in materia di protezione civile e, quindi, da norme che possono sempre essere modificate e derogate, come tutte le altre norme di legge ordinaria.​
-​ “Non si può proporre un referendum sui Decreti Legge, la Corte costituzionale boccerà tutto”. Non è vero. L’art. 75 della Costituzione consente di proporre referendum abrogativi di leggi e atti aventi forza di legge, quindi anche dei Decreti Legge.
-​ “Non raccogliamo ora le firme per il referendum, è meglio farlo dopo” – Non è vero. Dopo non sarà più possibile: a causa delle scadenze incrociate derivanti dalla normativa sui referendum e dalla fine dalla legislatura, il referendum non potrà essere proposto fino al 2024.​
-​ “Facciamo i ricorsi, invece del Referendum”. Siamo d’accordo e ci stiamo lavorando, come tanti altri professionisti, ma lo facciamo in silenzio, senza ingenerare false aspettative in nessuno e gratuitamente, pro bono. ​ ​ ​​
“Facciamo lo sciopero generale invece!” – Benissimo, siamo con voi. Ma senza volerci precludere il referendum come ulteriore strumento di protesta contro questo regime.​
Un’alternativa al referendum c’è. Non fare nulla. E continuare a utilizzare il Green Pass. E, nel frattempo, il Governo continuerà a fare quello che vuole, come ha sempre fatto in questi due anni”.